religione

Il profeta Acutis, per i giovani del nostro tempo

Antonio Tarallo

Il concetto francescano di internet del beato Carlo Acutis 

Viviamo ormai l’epoca di internet, già da diverso tempo. I dati passano per pc, tablet e smartphone in una rete che - molto spesso - diventa una tela di ragno in cui molti giovani incappano e divengono prigionieri di realtà virtuali, dimenticando il vero senso della vita. Quando Carlo Acutis si impegnava in tutto questo mondo virtuale, non certamente immaginava i danni che alcune fantomatiche possibilità di progresso potevano avere. Che poi di per sé, questi fili tessuti sul web, non sono certo negativi, anzi - come ad esempio è accaduto nel recente periodo di lockdown del marzo scorso - sono possibilità di incontro, di condivisione. Ecco, queste qualità erano quelle che catturavano la fervente immaginazione del giovane Carlo. E proprio in queste, aveva visto - quasi profeticamente - la possibilità di una rete di solidarietà, di fratellanza, di amicizia dal carattere francescano. Si scrive francescano e si legge fratellanza, si scrive francescano e si legge condivisione. 

Acutis, un nome che - sempre più - cattura i giovani, in un vortice virtuoso di speranza, che dona a ognuno la capacità di mettersi in relazione con l’Alto per mettersi in contatto con l’altro, con chi è accanto, nel bisogno soprattutto. In tempi come questi, segnati ancora - purtroppo - da un non senso dell’alterità, il messaggio più importante che il beato Acutis ci ha donato è forse proprio quello di essere attento al vicino. E, questa volta, questo messaggio non passa per il web, bensì per una testimonianza concreta - si potrebbe dire “in carne ed ossa” - della vita del beato. 

Soffermarsi sul termine “beato” è quanto mai d’obbligo. Basterebbe avere davanti, come spunto di riflessione, il famoso Discorso della Montagna di Gesù. Lì è il segreto del tutto: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”. Carlo, con quel suo sguardo rivolto al Cielo, quasi anche trasognante, rappresentava, incarnava ciascuno di questi “beati”. Soprattutto, era un “puro di cuore” e per questo, già sta vedendo Dio. 

Magari lo immaginiamo a insegnargli qualche “trucchetto” di internet ma non per poter immettere qualche virus nella rete, ma per poter arrivare a più persone possibili, a più giovani possibili.  I giovani, sale della terra, che - come spighe di grano - vanno preservati, curati ed ascoltati. Questo è l’impegno che la scuola e la Chiesa ha il dovere - e necessità, soprattutto - di svolgere. Acutis, ai primi e remoti tempi dell’era cibernetica, lo aveva compreso bene. E per questo stava lavorando. Continua a farlo, adesso, dal Cielo. 

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