religione

Francesco, san Domenico e il Rosario

Antonio Tarallo

Le vite dei due santi - tra arte, fede e letteratura - convergono verso Maria

Quando pensiamo al Rosario, non possiamo non pensare che alla grande diffusione che ebbe questa pia pratica, questa sublime preghiera, grazie al fondatore dell’Ordine dei Frati predicatori domenicani, San Domenico di Guzman. Non tutti conoscono, però, una particolare storia che vede protagonisti il santo d’Assisi e il frate domenicano. Si narra, infatti, un incontro fra i due santi. Le Vitae fratrum di Geraldo di Frachet, francese di nascita ed entrato nell'Ordine domenicano nel convento di St. Jacques a Parigi nel 1225, al primo capitolo della sua opera, riporta la testimonianza di un frate Minore secondo cui una notte a S. Domenico apparvero in visione Gesù Cristo e la Vergine che lo supplicava di essere misericordioso con l'umanità. La Madre di Dio, poi, presentava al Figlio due uomini: lo stesso Domenico ed un altro "che [Domenico] fino ad allora non aveva mai visto. Ma il giorno dopo, incontrandolo in chiesa, lo riconobbe... e gli raccontò la visione avuta". Questo “altro” che "non aveva mai visto" era proprio Francesco. L’incontro sarebbe avvenuto a Roma, in occasione del Concilio Lateranense IV.

Ma anche nelle Fonti Francescane troviamo una testimonianza di tale fra Pietro di Giovanni Olivi che riporta quanto dettogli da Bernardo Barravi, anche lui frate Minore. Egli affermava di aver sentito proprio dalla bocca di Domenico che aveva incontrato Francesco durante il suo viaggio verso Roma "per l'approvazione del suo Ordine", circostanza nella quale "ebbe l'occasione di passare da Assisi e di vedere Francesco con alcune migliaia di frati là convenuti per il Capitolo generale".

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura,/ termine fisso d'etterno consiglio,/ tu se’ colei che l’umana natura/ nobilitasti sì, che ’l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura. Così Dante descrive Maria, nella sua immensa opera, la Divina Commedia. E se nel XXXIII Canto del Paradiso canta Maria, precedentemente - nel canto XI, precisamente - è Francesco di Assisi a essere protagonista della penna di Padre Dante. Ma, nel successivo, il XII,  troviamo, invece, altro santo immortalato dall’Alighieri: è San Domenico di Guzman.

Cerchiamo di inquadrare la situazione: San Tommaso ha appena terminato di parlare, quando la prima corona di spiriti sapienti riprende a ruotare e non compie un giro completo prima che una seconda corona di dodici anime la circondi. Il loro canto è armonioso, impossibile da descrivere addirittura per “Padre Dante”. Da queste luci viene una voce: è San Bonaventura che comincia a parlare del fondatore dell'Ordine domenicano, avendo san Tommaso - nel canto precedente - appena parlato in termini lusinghieri di san Francesco: entrambi hanno combattuto per lo stesso fine, ed è dunque giusto che la loro gloria risplenda insieme. Bonaventura spiega che la Chiesa appariva incerta ed esitante, quando Dio la soccorse facendo nascere due “campioni”, San Francesco e San Domenico appunto. Grazie al loro zelo, al loro impegno, il popolo cristiano cominciò a ravvedersi.

L’incrocio si fa interessante, davvero. E’ incrocio di anime, di cuori, ardenti entrambi per la Vergine Maria. E per l’amore al Santo Rosario, la preghiera - per eccellenza - mariana.  San Francesco - lo sappiamo bene - ardeva di un amore del tutto particolare per la Vergine: la sentiva Madre e Regina. Il Rosario, da sempre, rappresenta una delle preghiere più conosciute dedicate alla Vergine Maria. Ma ci sono immagini che ritraggono il santo di Assisi con la corona del Rosario? Dobbiamo fare un po’ di ricerche per scovarla. E dobbiamo trasferirci a Monaco, nella pinacoteca della città tedesca. Qui troveremo una tavola pittorica del '500, attribuita all'artista Matteo da Gualdo. La tavola prende il nome di "Povertà che si sposa a S.Francesco". In questo ritratto di frate Francesco, il santo reca con sé una corona del Rosario.  

Più tardi, avremo addirittura la cosiddetta “Corona del Rosario francescano”. Ma qual è l’origine di questa devozione? E’ necessario risalire al XV secolo. Secondo lo storico francescano Padre Luke Wadding (1588-1657), nel 1422, la Beata Vergine Maria apparve a un novizio francescano di nome Giacomo. Fin da bambino, Giacomo era solito offrire quotidianamente una corona di rose alla Vergine Maria. Tuttavia, quando entrò nei Frati Minori, dovette a malincuore abbandonare questa pia pratica per dedicare il suo tempo alla comunità francescana. E così, per dargli conforto, la Madonna si rivelò al novizio confidandogli che avrebbe potuto continuare ad omaggiarla in un modo diverso: invece di tessere una ghirlanda di fiori, avrebbe potuto recitare ogni giorno un Rosario di sette decine che meditava sulle "sette gioie" della Madre di Dio. Il giovane novizio introdusse questa pratica tra gli altri frati. Fu così che si diffuse in tutto l'ordine francescano.

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