Lettere al direttore

Amalia e la sua riflessione francescana

Redazione wiki.goonitaly.com

Caro padre Enzo pace a lei.

Questa quarantena, parola nuova, improvvisa, che ci tiene un poco tutti dentro segregati in casa, già da tanto, mi ha permesso e regalato quest’incontro casuale con la pagina dei frati di Assisi su facebook. Amo Assisi da sempre, fin da ragazza, e l’ho visitata più volte. Ho avvertito subito che il mio spirito, l’indole, erano vicini a quello francescano.

Ricordo quando sono venuta per la prima volta, per quelle viuzze e bellezze antiche, passeggiavo e ammiravo incantata il posto. Ma la cosa che sentivo forte, man mano mentre camminavo, era questa camminata leggera, fresca, quasi a dare sicurezza e un misto di pace. Affianco, tutt’intorno, tra quelle strade, San Francesco, era là. Si! Ed era vero tutto ciò che da bambina avevo letto su fumetti di santi, che mi compravano i miei genitori, oppure che avevo visto in qualche film. Questa figura semplice, ricca di umiltà, immensa di povertà, luce e faro per i poveri dentro, per le persone denudate di tutto, affamate di verità, bisognose di carità, la carità dell’anima, che ci rende tutti uguali.

LUI SAN FRANCESCO, incarnava la croce e l’insegnamento della parola di CRISTO, nel corpo, nelle piaghe, nello spirito. E quello stesso spirito si sentiva aleggiare per ASSISI. Mi manca Assisi, tanto, come mi manca la celebrazione eucaristica della santa messa, la comunione. Mi manca il mare, senso d’infinito ed imponenza. Mi manca il mio papà. E allora tramite i social la mattina, tramite la sua premura, caro Don Enzo, che ci apre le porte di Assisi, mi collego e sento vicino la città, Assisi, e san Francesco. Anzi, ho scoperto pure cose nuove, affreschi, dipinti, posti. Mi viene in mente come la sera fuori l’albergo, da sola, mi sedevo su delle pietre grosse e facevo compagnia a quella maestosa basilica che nel buio, metteva luce con il suo Francesco. E come scordare San Damiano, e poi l’eremo.

Ho ascoltato da lei del suo libro: San Francesco ribelle. Penso proprio fosse così. Impavido, fiero, in quella ribellione interna alle regole e alle logiche di questo mondo, dove la dignità delle persone e i diritti che ci vengono dal cielo, quelle pari opportunità, che ci rendono uguali, ci fanno tutti figli e fratelli. Di una autenticità e bellezza la scena della spogliazione della sua tonaca. Francesco, come Cristo, si spogliava dei suoi abiti, aveva capito che quando si è scavati dentro, dalle miserie e dalle illusioni di quaggiù, quando i beni materiali non saziano, quando il dolore e la sofferenza non hanno voce, quando il bene è confuso col male, che siamo simbolo di contraddizione, quando la verità è taciuta, quando non hai più niente tra le mani se non la tua nudità, amicizie disilluse, gesti d’amore gettati, ideali e vangelo di vita…che volano via al vento, perché il mondo vuole ancorare a falsi ed effimeri messaggi.

Là, proprio là, ti senti spogliato dentro, da solo, e non c’è più niente, solamente ogni piccola e minuscola particella d’amore che ci hai messo ogni volta. Si sente quello, ogni anelito di pace, di carità, l’essere ultimi tra gli ultimi, AMARE; e diventa perdono. Allora un gesto simbolico lo spogliarsi della tonaca, come la tunica di Gesù. Che vuol dire farsi vangelo vivente, provarci, che tutto ha significato a sera se abbiamo speso la giornata con l’amore. Tutte le volte che ci crediamo in quel momento, e ci abbiamo messo amore, anche se sarà fallimento, non sarà stato vano. Là proprio in quell’attimo di fede.

Ed è spogliarsi di sé, dei propri egoismi per abbracciare la croce. Questo stesso periodo di pandemia, periodo forte, potrà essere opportunità e preghiera in una presa nostra di coscienza radicale. Dei nostri atteggiamenti, del nostro essere, di una visione d’intenti globale che non è globalizzazione, di valori radicati come alberi e le loro radici, dove siamo un tutt’uno, un unico corpo, proteso ai cieli. Che sono già tra noi. Nella condivisione che è comunione.

Un caro saluto.
Amalia.


Cara Amalia,

una lettera che mi ha veramente stupito. Piena d'amore e fede, mi è piaciuta molto. Mi hai fatto passare alcuni minuti di tranquillità e riflessione.
In questi giorni mi stanno arrivando centinaia e centinaia di lettere ed email e non mi è facile rispondere velocemente a tutti, ma ricevere la tua lettera è stata veramente una gioia, GRAZIE!

Un caro saluto di pace e bene, pregherò per te,
Padre Enzo.

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