fede

Suor Elisa, la Quaresima in tempo di Covid

Elisa Carta, francescana Ansa - CIRO FUSCO

Cenere in testa e acqua ai piedi

Anche quest'anno l'appuntamento quaresimale arriva puntuale in un contesto nuovo e insolito. L'itinerario però, è sempre uguale perché, nella sua semplicità, si snoda tra due gesti e momenti liturgici di estrema intensità : “cenere in testa e acqua ai piedi”, secondo la saggia pedagogia di conversione di Don Tonino Bello.

Certo, la cenere del mercoledì ci mette davanti alla nostra fragilità, davanti alla nostra finitudine e limite, davanti al nostro peccato per chiedere perdono a Dio e lasciarci avvolgere dalla sua misericordia senza limiti. Un percorso lungo e faticoso che non dura unicamente i quaranta giorni della Quaresima, ma è una liturgia che dura tutta la vita come percorso che ci condurrà sicuramente al Risorto.

Secondo l'antica tradizione della Chiesa, il “convertitevi e credete al Vangelo” del Mercoledì delle Ceneri, ci ricorda che la nostra conversione passa per la preghiera, la penitenza e la carità. Tre assi portanti che ci conducono, dalla relazione con Dio nella preghiera e nella la sua Parola, ai piedi dei fratelli, di tutti i fratelli, dei vicini e dei lontani, dei sani e degli ammalati, dei giusti e dei peccatori.

Questo è il vero cammino di conversione quaresimale che ci accompagna per tutta la vita e che ritengo indispensabile riscoprire nell'oggi della nostra storia, confrontato a situazioni esistenziali inedite che interpellano, non solo i cristiani, ma l'intera umanità. E' in questa dinamica altalenante: Dio-fratello, specialmente povero, che si dovrebbe fare questo percorso, dalla nostra testa segnata dalla cenere, ai piedi del fratello che hanno bisogno di essere lavati con le nostre mani e con il nostro cuore .

La pandemia del Covid 19, che ha messo a nudo le fragilità dei sistemi economici e politici, ci ha fatto ritrovare a navigare tutti sulla stessa barca, convinti che nessuno si salverà da solo, secondo il pensiero del nostro Papa Francesco. L'enciclica che ci ha regalato “Fratelli tutti”, ci risitua nella nostra condizione originaria di “fratellanza” come dimensione essenziale della persona. Quindi, fratelli tutti per origine, perché figli dello stesso Padre. In una famiglia, dove veramente ci si sente fratelli, non è possibile creare degli scarti da macero senza diritti e senza dignità.

Guardando, anche superficialmente la situazione mondiale, si ha l'impressione che “certe parti dell'umanità siano sacrificabili” (Papa Francesco), come milioni di bambini condannati a morire di fame e di stenti in diverse parti del mondo. Queste sono le tragedie di ieri e di oggi, come i 15 bambini siriani morti di fame e di freddo nei campi profughi proprio in questi giorni, o il dramma che stanno vivendo migliaia di ”nostri fratelli” immigrati al di là dei confini dell'UE, nell'inverno di Bosnia, dopo la chiusura e l'incendio, del 22 dicembre 2020, che ha devastato lo squallido campo di Lupa vicino ai confini con la Croazia.

Quale Quaresima nell'oggi della nostra storia? Quando avverrà la conversione dei grandi della terra, delle istituzioni internazionali, nazionali e locali per arrivare fino alle nostre Chiese e a ciascuno di noi personalmente, a partire proprio dal basso? Quale “lebbroso” noi francescani siamo disposti ad abbracciare, seguendo le orme del Padre S. Francesco? Quando la politica dei diversi Paesi diventerà “amore politico” che si trasforma in “tenerezza” come “movimento del cuore che arriva agli occhi, alle orecchie e alle mani”? (Cfr Papa Francesco in Fratelli tutti).

Il nostro itinerario quaresimale, ridotto in scala, ci conduce dalla cenere del mercoledì Santo, all'acqua ai piedi del Giovedi Santo quando, in quel primo Giovedì Santo, il Maestro ci ha dato l'esempio. Con suppelletili liturgiche particolari: un grembiule, una brocca, un catino e un asciugatoio, Gesù ci fa una predica muta fatta dall'offertorio di un piede, dal levarsi di una brocca e dal sigillo di un bacio. Questo ha fatto Gesù, genuflesso davanti ai dodici simbolo della povertà umana, perchè i piedi dei poveri sono il traguardo di ogni serio cammino di conversione (Cfr. T.Bello).

E' a questa folla di poveri, delle volte disperati, che Gesù ci invia per vivere la nostra Quaresima, la nostra “diaconia” dell'amore guardandoli negli occhi, curando le loro ferite fisiche e morali e facendoci carico della loro miseria. E' l'“I care” scritto da Don L. Milani sulle pareti della scuola di Barbiana. Sì, tu fratello povero. mi stai a cuore, la tua sorte mi interessa. E allora, ogni uomo bianco, nero o giallo, è il fratello, che sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, s'imbatte nel brigante di turno e viene abbondonato sul ciglio della strada. Questo povero, ogni povero, attende il tuo passaggio perchè tu possa prenderti cura di lui.


Quale Quaresima per ciascuno di noi nell'oggi della nostra storia?

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