fede

Nosiglia: Il tempo passato in cella non è vuoto

Marina Lomunno Unsplash

L' arcivescovo di Torino risponde alla lettera di una detenuta: il dialogo con voi è prezioso

«Il tempo passato in carcere non è vuoto e inutile, se il cuore si apre al Signore per avviare con lui un dialogo costante, non tanto di parole, ma di sentimenti interiori: la certezza del suo amore che mai viene meno, scaccia ogni timore e infonde forza e coraggio». Parla direttamente ai detenuti, l' arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, e sceglie una donna in particolare per ragionare sulla situazione in carcere. La sua riflessione arriva dopo che la stessa donna, reclusa nel carcere torinese 'Lorusso e Cutugno', aveva indirizzato una lettera la scorsa settimana alla redazione de 'La Voce e il tempo', il settimanale della diocesi subalpina.

«Vorrei ringraziare la redazione e tutti coloro che si ricordano di noi detenuti come persone e pensano a noi con umanità - aveva detto - . Ho letto la lettera che monsignor Cesare Nosiglia, tramite il suo giornale, ha voluto inviarci e le chiedo di portargli i miei ringraziamenti per le parole di speranza chi ci ha donato. Ci è mancata la Messa di Natale da lui presieduta che mi ha cresimata, qui in carcere nel 2017 perché è un uomo vicino alla gente comune: questo per me è importantissimo perché ci fa sentire meno soli, dà forza alle persone che stanno perdendo il lavoro, agli ultimi lasciati al freddo, agli anziani soli dona quell' affetto di cui una società troppo egoista spesso ne dimentica l' esistenza». La missiva era contenuta nell' appello 'Abbona un detenuto', a cui hanno risposto finora 60 lettori del settimanale, consentendo al giornale di entrare ogni settimana in altrettante sezioni del penitenziario. «Qui in carcere, il 2020 è stato un anno devastante» aveva scritto la donna. «In un luogo già chiuso e stringente per il corpo e l' anima, il tempo è diventato ancora più lungo e pesante. Solo grazie ai cappellani siamo riusciti a tenere viva la speranza e abbiamo deciso di evitare sterili rivolte e piagnistei ma di rispettarci come persone».

Nosiglia, tramite la rubrica del numero di Natale, aveva già scritto una lettera di auguri per gli adulti e per i giovani reclusi nel carcere minorile 'Ferrante Aporti', poiché a causa della pandemia non aveva potuto celebrare la consueta Messa nella cappella del carcere. E così ha deciso di proseguire il dialogo, risponendo alla donna reclusa. «Nella mia lettera l' ho invitata a pensare al suo futuro con serenità perché lo Spirito Santo che ha ricevuto nel sacramento della Cresima che le avevo amministrato, la sosterrà nel suo cammino» ci dice Nosiglia «e le consiglierà le scelte giuste da compiere per vincere il male con il bene e non perdere mai la fiducia in se stessa perché il suo amore scaccia ogni timore».

È quello che si augura anche la donna: «Ho molta paura di tornare fuori nelle 'vie del male' e sto facendo del mio meglio per tornare ad essere una donna che si vuol bene e non si spreca. Purtroppo il carcere è un ambiente duro e mi pesa molto stare lontana dai miei affetti, anche se la solidarietà tra alcune di noi non manca e ci unisce. Ma il futuro è carico più di incertezze che di buon auspici specie per chi come me teme l' esclusione da un possibile reinserimento una volta scontata la mia pena». 'Fuori' c' è una crisi spaventosa, «ma non mi faccio 'uccidere' dal vittimismo, lo combatto: con il lavoro di addetta alle pulizie, con lo studio al Polo universitario per i detenuti anche se con difficoltà perché per ora è riservato ai reclusi maschi e con il volontariato presso l' Icam, la sezione speciale dove sono ristrette le mamme con bambini sotto i 6 anni». E, aggiunge, «tutto ciò mi riempie le giornate e il cuore perché mi sento una persona migliore servendo il prossimo. Ricordo gli insegnamenti dei salesiani quando andavo l' oratorio: rivolgere la mia preghiera a Dio mi aiuta, mi rafforza e non mi fa sentire sola». (Avvenire)

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